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Louvre di Parigi

Louvre: Museo di Parigi

Storia del Louvre

Gli arcieri della guardia persiana, 510 aC. circaGrandioso cantiere aperto nei secoli e ancora oggi straordinariamente vitale il Louvre di Parigi, da Francesco I a Napoleone, a Mitterand, dalla leggendaria Cour Carrée all'avveniristica piramide lucernario di Pei, inquietante come un'astronave, ha da sempre rappresentato l'identificazione del patrimonio artistico e della capacità di saperlo valorizzare con il destino della Francia.

Il Louvre, prima di rappresentare nell'immaginario collettivo l'idea stessa di museo (La Buona Ventura di Caravaggio, Trionfo della Virtù di Andrea Mantegna, Monna Lisa, La Gioconda di Leonardo da Vinci, La Belle Jardinière di Raffaello solo per citarne alcuni) , è stato la residenza sconfinata dei re francesi, dal glorioso Filippo Augusto, protagonista della terza Crociata, al cavalleresco Francesco I, che lo fece demolire per riedificarlo nello stile mutuato dal Rinascimento italiano.

Il continuo e vertiginoso ampliamento del Louvre coinvolgerà ancora Caterina de' Medici, Enrico IV, Luigi XIII e Luigi XIV, durante il cui regno l'architetto Claude Perrault (ma era stato interpellato anche Bernini) eresse la celebre Colonnade, la vasta fronte monumentale del complesso. Ma a segnare il destino del palazzo come tempio delle arti fu lo stesso Re Sole quando, nel 1678, decise di abbandonare il Louvre per andare ad abitare nella nuova reggia di Versailles. La conversione del Louvre nel più grande museo pubblico del mondo dovrà però attendere ancora un secolo. Era stato l'onnipotente e illuminato marchese de Marigny, direttore delle Fabbriche Reali sotto Luigi xv, a lanciare l'iniziativa di esporre al pubblico i dipinti appartenenti al re, consentendone l'accesso al pubblico all'odierno.

Nel 1750 il sovrintendente rese disponibili alcune sale nel palazzo del Lussemburgo, dove venne mostrata la magnifica Galleria con le storie di Maria de' Medici, dipinte da Rubens, assieme a centodieci dipinnti e venti disegni. Le sale erano aperte due volte la settimana per tre ore. Fu il d'Angiviller, successore di Marigny, a proporre nel 1755 di utilizzare come esposizione la Grande Galerie del Louvre, costruita sotto Enrico IV tra il 1594 e il 1608. Lo sterminato corridoio (lungo quasi cinquecento metri), destinato in seguito a diventare il centro nevralgico del museo, veniva preso in considerazione come uno spazio ideale una volta ristrutturato con una novità: l'apertura sulla volta di lucernari per far piovere dall'alto la luce naturale.

Hieronymus Bosch, La nave dei folli, 1490-1500 circaLa realizzazione concreta del generoso programma formulato in un momento in cui in tutta Europa avanzava una nuova idea di museo pubblico e Roma, con l'apertura del museo Pio-Clementino si poneva all'avanguardia - dovrà però attendere la Rivoluzione francese. Il 27 settembre 1792, con il re ormai deposto e prigioniero, l'Asssemblea Nazionale decretava l'allestimento di un museo pubblico nelle gallerie dell'ex-reggia, denominandolo patriotticamente Muséum François, trasformato nel 1796 in un più burocratico Musée Central des Arts. Aperto il 9 novembre 1793 - Luigi XVI aveva perso la testa sotto la ghigliottina _ presentava una serie di dipinti nel Salon Carré e, gradatamente, dal 1800 nella Grande Galerie, dove, al primo piano, furono collocate delle sculture antiche, un settore destinato nei decenni successivi a uno sbalorditivo inncremento, con capolavori giunti da tutto il mondo; dai marmi Borghese, accquistati da Napoleone, ai leggendari originali greci, come la Venere di Milo o la Nike di Samotracia. L'accesso era naturalmente gratuito, ma in giorrni stabiliti, mentre gli altri giorni erano riservati agli artisti che dovevano formarsi su quelle opere esemplari, e che del resto frequentavano tradizionalmente il palazzo dove, nel 1692, si era insediata l'Accademia Reale di Pittura e Scultura. I principi democratici della Rivoluzione si ritrovano nell'organizzazione del museo, con le didascalie sotto i dipinti, le conferenze organizzate fra le antichità e la pubblicazione di un catalogo popolare alla portata di tutte le borse.

Théodore Géricault, La zattera della Medusa, 1819Le requisizioni di opere d'arte perpetrate dalle armate napoleoniche in tutta Europa, soprattutto nei Paesi Bassi e in Italia, resero di colpo il Louvre il museo più vasto e spettacolare del mondo, la più grande concentrazione di capolavori che la storia ricordi. Eccezionali furono anche i personaggi che vennero coinvolti nella sua sistemazione, come il pittore Hubert Robert (che ci ha lasciato la memoria di quegli anni straordinari in una serie di bellissime vedute degli interni), il più grande studioso d'antichità di tutti i tempi Ennio Quirino Visconti e, soprattutto, il direttore generale Vivant Denon. Vecchio libertino, artista lui stesso, avventuroso viaggiatore, prima in Sicilia e nel 1802 con Napoleone in Egitto, Denon creò la figura del conservatore moderno. Abile nella vendita di incisioni, modelli in gesso e cataloghi, da cui ogni anno riusciva a ricavare tra i trenta e i trentacinquemila franchi reinvestiti per l'acquisto di altre opere d'arte, riuscì a dare al museo una popolarità enorme. Allora, come oggi, i giornali testimoniavano come nelle sale si poteva vedere "una folla enorme precipitarsi" che "guardava avidamente, chiedeva spiegazioni e apprezzava o condannava con perspicacia".

Parigi: Il Louvre

"Mi sembra che nel Louvre ci sia tutto e che tutto per mezzo suo si possa capire e amare." Le parole di Paul Cézanne esprimono lo stato d'animo di un artista che dalle visite al museo, trae oltre che godimento estetico, stimoli e ispirazione per le proprie opere; ma chiunque visiti questo enorme e straordinario contenitore di undici millenni di civiltà e cultura, ha l'impressione che qui "ci sia tutto".

Nato nel 1793, il Louvre è uno dei primi musei europei, dopo l'Ashmolean Museum di Londra (1683), la Gemaldegalerie di Dresda (1744) e i Musei Vaticani (1784). Oggi è un'istituzione che riveste un ruolo fondamentale nella vita culturale francese e internazionale. L'insieme dei sette dipartimenti in cui è suddiviso documenta l'evoluzione dell'arte antica presso le civiltà del Mediterraneo e di quella europea dall'alto medioevo alla prima metà del XIX secolo. La sua storia è strettamente legata a quella della Francia, alle vicende politiche e alle trasformazioni che hanno caratterizzato il paese.

Andrea Mantegna, Madonna della Vittoria, 1496L'edificio che lo ospita nasce alla fine del XII secolo, in concomitanza con il consolidarsi della nazione per opera dei suoi re "cristianissimi". Nel 1190 Filippo Augusto (1180-1223) ordina la costruzione del torrione e della fortezza del Louvre, in un'area che corrisponde al quarto sud-ovest dell'attuale Cour Carrée. I resti di questa fortezza, successivamente ampliata, sono riemersi nel corso dei recenti lavori di scavo che hanno preceduto la realizzazione del Grand Louvre, e fanno ora parte del percorso di visita.

L'antico edificio medievale, progressivamente ingrandito, subisce una trasformazione profonda nel XVI secolo per volere di Francesco I (1515-1547), che decide l'abbattimento del torrione e la ristrutturazioone del castello. Sotto l'egida regale ha inizio anche la genesi delle collezioni, formatesi intorno al nucleo delle opere dei grandi maestri del Rinascimento italiano prediletti da Francesco I, sistemate nel castello di Fontainebleau fino alla metà del XVII secolo.

L'ampliamento e la decorazione del Louvre intanto proseguono e nel 1594 Enrico IV (1589-1610) stabilisce di unire l'edificio alle Tuileries, il palazzo fatto da costruire da Caterina de' Medici fuori dalle mura di Parigi, attraverso la Grande Galerie, creando un unico, gigantesco complesso. Nel secolo XVII, durante i regni di Luigi XIII e di Luigi XIV, gli architetti Le Mercier e Le Veau edificano le ali nord e sud della Cour Carrée, quattro volte più vasta del precedente cortile rinascimentale, e un gruppo di architetti, diretti da Claude Perrault, costruisce la Colonnade, la facciata est del palazzo, al cui stile si accorda quello della facciata sud.

Nel 1674 i lavori si interrompono e quattro anni dopo il sovrano e la corte si trasferiscono a Versailles. Nonostante questo, durante il regno del re Sole (1643-1715) - che riprende con magnificenza la tradizione iniziata da Francesco I - la raccolta reale si arricchisce di capolavori, grazie soprattutto a due acquisizioni spettacolari: quella di buona parte della galleria del cardinale Mazzarino e quella della collezione del banchiere Jabach. La collezione dei quadri del re, organizzata come un vero museo e riunita all'inizio del regno al Louvre e nell'attiguo Hotel de Gramont, si disperderà progressivamente nelle varie residenze reali. Durante il regno di Luigi XV (1715-1774), malgrado Parigi sia diventata uno dei centri del mercato d'arte europeo, la collezione reale si accresce solo di qualche decina di quadri stranieri, prevalentemente fiamminghi e olandesi, acquistati alla successione del principe di Carignano (1742). È tuttavia in questo periodo che nasce l'idea di un 'palazzo delle Muse', nel quale radunare e rendere visibili al pubblico le collezioni reali.

Nicolas Pousin, L'ispirazione del poeta, 1630A partire dal 1725 e fino al 1848, nel Salon Carré del Louvre si tiene l'esposizione dell'Académie Royale de Peinture et de Sculpture, esposizione indicata da questo momento con il nome di 'Salon' Nel 1750 una scelta di quadri della collezione reale viene esposta in un apparrtamento del palazzo del Lussemburgo, aperto contemporaneamente alla Galerie Medici con la serie di tele dipinte da Rubens, due volte la settimana per mezza giornata. Si tratta di un embrione di museo, antenato del Louvre, che rimane accessibile fino al 1779, L'esigenza di rendere pubbliche le collezioni di opere d'arte si precisa sempre più, e il ruolo del museo nella società civile si evolve secondo un'accezione sempre più vicina a quella moderna. Nel secolo dell'Encyclopédie si pensa a un insieme di opere rappresentative delle diverse scuole di pitttura, così come erano conosciute e apprezzate a quei tempi, rivolgendosi per quanto riguardava le collezioni straniere principalmente ai fiamminghi e agli olandesi del XVII secolo.

Il progetto di un museo nella Grande Galerie comincia a prendere forrma durante il regno di Luigi XVI (1774-1792) e nel 1784 il pittore Hubert Robert, responsabile delle collezioni del re, è incaricato del suo allestimento. Con la rivoluzione Francese , la galleria 'reale' diventa 'nazionale' e mentre si requisiscono opere nelle chiese, nei conventi e nelle dimore degli esiliati, alle quali si aggiungono quelle appartenenti all'Académie Royale, una commissione di artisti prepara l'apertura del Musée Central des Arts, inaugurato nell'estate del 1793 sotto la Convenzione. L'enorme raccolta, sistemata in diversi depositi e al Louvre, è solo agli inizi: gli eserciti vittoriosi della repubblica e poi dell'impero requisiscono in tutta Europa le opere d'arte più prestigiose appartenenti a collezioni principesche, chiese e conventi. Nel luglio 1798 arrivano a Parigi capolavori provenienti dall'Italia e il gran numero di oggetti impone una riorganizzazione, del museo, inaugurato nel 1800.

Per un breve periodo, sotto la direzione di Vivant Denon - che intende farne un tempio destinato ai cittadini dell'Europa imperiale, come testimonianza dei progressi morali e intellettuali nati dalla rivoluzione - prende il nome di Musée Napoléon (1803-1815). Vi dominano, quale splendido bottino di guerra, le opere del Rinascimento e del Seicento italiano, di artisti fiamminghi e olandesi del XVII secolo, ma anche di primitivi italiani e fiamminghi, che emergono allora dall'ombra, e di pittori del Rinascimento tedesco. Ai trionfi dell'impero è dedicato l'Are du Carrousel, accesso monumentale alle Tuileries, eretto da Percier e Fontaine, i due architetti incaricati anche di realizzare l'ala nord lungo Rue de Rivoli. Con la restaurazione il patrimonio requisito torna in gran parte alle rispettive città di provenienza, commissari inviati da tutti I paesi riprendono più di cinquemila opere d'arte e il Louvre viene a trovarsi notevolmente depauperato; lo smantellamento del Musée Napoléon non gli sarà tuttavia fatale. Le raccolte dipendono adesso direttamente dalla liste civile, la somma corrisposta annualmente al sovrano; Luigi XVIII conserva un numero di opere requisite nelle case degli emigrati e nelle chiese e il museo è considerato una grande istituzione nazionale. Si intraprende una vivace politica di acquisizioni: sculture rinascimentali e contemporanee (1824), opere egizie raccolte da Jean-François Champollion (1826), la collezione spagnola di Luigi Filippo e antichità assire provenienti dagli scavi di Paul-Emile Botta (1847). Nello stesso tempo si studiano nuove soluzioni espositive, di cui offre oggi testimonianza il Musée Charles X, inaugurato nel 1827, i cui soffitti sono decorati con vaste composizioni che illustrano i maanufatti egizi e di arte antica esposti nelle sale. La politica di accrescimento prosegue con la Seconda Repubblica del 1848 - breve stagione (1848-1851) in cui si progetta di fare del Louvre un 'Palazzo del Poopolo' consacrato alle scienze e alle arti che include il museo, la Biblioteca nazionale e alcuni saloni da esposizione - e con il Secondo Impero: le collezioni si espandono, introducendovi l'arte etrusca, della Grecia arcaica e dell'antico Oriente. Il Secondo Impero (1852-1870) rappresenta uno dei momenti più significativi per la struttura architettonica e l'inserimento del Louvre nel contesto urbano: il barone Haussmann demolisce i vecchi quartieri che lo univano alle Tuileries, palazzo che sarà poi abbattuto nel 1883 a seguito di un incendio, aprendo così la prospettiva dall'Are du Carrousel a quello dell'Étoile. Si costruisce il 'nuovo' Louvre (1857) e i due edifici simmetrici, tra i quali si estende la Cour Napoléon, sono collegati a nord da un insieme di costruzioni che chiudono il quadrilatero.

Le nuove ali formano vaste corti e permettono la sistemazione di grandi sale a illuminazione zenitale. Nell'enorme complesso vengono allestiti immensi saloni dedicati alla pittura, per i quali si effettuano allcune importanti acquisizioni. Si gareggia con le più grandi istituzioni museali e i collezionisti d'Europa e degli Stati Uniti per assicurarsi opere destinate a riempire i vuoti delle collezioni, in conformità con le nuove prospettive aperte dalla storia dell'arte, divenuta nel frattempo una vera e propria disciplina. Nel 1863 l'acquisto di una parte della collezione Campana fa entrare al Louvre un centinaio di pannelli italiani del XIV e XV secolo; nel 1869 il lascito della collezione La Caze significa un apporto straordinario di opere francesi del XVII e sopratttutto del XVIII secolo. Scuole da poco riscoperte o da sempre apprezzate vengono integrate con nuovi apporti: dipinti spagnoli, inglesi, italiani del XVIII secolo.

Con la proclamazione della Terza Repubblica (1870-1944), cessa l'ambiguità dovuta all'esistenza di un museo dipendente dalla lista civile del sovrano. Il Louvre diventa definitivamente un museo nazionale. Nel 1895 nasce la Réunion des Musées Nationaux, un organismo inteso a finanziare gli acquisti, nel 1897 è fondata la Societé des Amis du Louvre, un gruppo di sostenitori privati. Entrambi sono destinati a esercitare un ruolo assai rilevante nella gestione e nella formazione del patrimonio museale.

Durante il XIX secolo l'attenzione dei conservatori e degli estimatori francesi nei confronti dell'arte contemporanea si rivolge quasi esclusivamente a esponenti della pittura nazionale, sia nelle correnti uffiiciali sia in quelle d'avanguardia, trascurando gli artisti e le scuole stranieri. L'orientamento muta solo alla fine del secolo, con l'acquisto di opere di artisti europei e statunitensi, oggi esposte al Musée d'Orsay. Nel XX secolo l'espansione del Louvre è stata costante. L'accrescimento delle collezioni è avvenuto attraverso nuove acquisizioni e per merito di numerosi lasciti e donazioni, ulteriormente stimolati dalll'entrata in vigore, nel 1972, della legge che permette il pagamento dei diritti di successione per mezzo delle opere d'arte. Il rinnovamento delle strutture museali ed espositive è avvenuto di pari passo.

Negli anni Settanta emerge con sempre maggiore chiarezza come l'aumento dei visitatori e quello delle opere esposte renda urgente il trasferimento delle opere posteriori al 1848 nel Musée d'Orsay, creato sulla riva opposta della Senna e inaugurato nel 1986.

Il Louvre deve a sua volta essere sottoposto a una radicale trasformazione, allo scopo di facilitare l'accesso di un maggior numero di visitatori possibile e di creare strutture museali all'avanguardia.

La riorganizzazione generale delle sale - iniziata già alla vigilia della seconda guerra mondiale e continuata nel dopoguerra - culmina nel 1984 con l'avvio dei lavori per il Grand Louvre.

Questo progetto, giunto a termine con il nuovo millennio, ha riqualiflcato l'intera superficie, estesa su oltre quaranta ettari, di cui circa sessantamila mq occupati da sale espositive. Gli spazi destinati ai servizi tecnici, scientifici e amministrativi sono stati quintuplicati, quelli destinati all'accoglienza e ai servizi per i visitatori sono aumentati di tredici volte. Il simbolo del rinnovamento è la piramide di vetro, inaugurata nel 1989, che s'innalza al centro della Cour Napoléon. Progettata dall'architetto Leoh Ming Pei, segna l'ingresso principale al museo; attraverso di essa, i visitatori scendono nel piano interrato dal quale si accede alle tre ali che ospitano le collezioni: l'ala Richelieu, a nord, l'ala Sully, articolata intorno alla Cour Carré, e l'ala Denon, lungo la Senna.

Opere d'arte presenti al Louvre:

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